Rossi, intervistato da Repubblica: "In Toscana vince la fatica. Ci serve gente pronta a sporcarsi le mani. Che accetti anche di essere contestata".
Troppi fighetti nel Pd, dice il neo presidente della Toscana Enrico Rossi, 52 anni, figlio di operai di Bientina, vicino a Pisa, una laurea in Filosofia, ex sindaco di Pontedera e da dieci anni assessore regionale alla Salute nella giunta guidata da Claudio Martini.
«Di fighetti non abbiamo nessun bisogno», attacca. «Ci servono invece politici che si mettano a lavorare ventre a terra, che vadano dentro le fabbriche, che si facciano vedere nei mercati, che parlino con la gente e accettino anche di essere contestati. Che siano pronti a sporcarsi le mani, insomma. Basta con i dibattiti da salotto».
Lei ha vinto quasi col 60 per cento ma sostiene che a Roma fanno fatica ad accorgersene. Con chi ce l´ha?
«Ce l´ho con la rappresentazione che della Toscana viene data in tutti i commenti politici. Quella di una regione bulgara, con un elettorato statico che vota sempre e comunque a sinistra come se qui vincere non fosse il premio alla buona amministrazione. Mica sono dei beoti i toscani, è gente esigente, che sa scegliere».
In quarant´anni però la sinistra non ha mai perso.
«E allora non facciamo notizia? Vinciamo in 258 comuni su 287, compreso Prato dove il sindaco è di centrodestra, ma nessuno ne parla. Tutti lì ad analizzare i flussi di voto al nord e al sud, come se l´Italia centrale non esistesse. Scriverò ai presidenti di Marche e Umbria per mettere a punto strategie comuni, dobbiamo avere il ruolo che ci spetta. In un paese normale Martini, con l´esperienza che ha, sarebbe tra i leader nazionali del Pd».
Sembra veramente infuriato.
«Irritato sì, contrariato.Che vengano a studiare il nostro modello di governo invece di oscurarci, siamo un esempio positivo. Altro che popolo bue. Se ci rivotano è perché qui ci siamo dati da fare».
Si sente come Toro Seduto nella riserva indiana?
«Mah, proprio come Toro Seduto no… Non ci terrei un granché ad appartenere ad una minoranza destinata all´estinzione. Ma se per “riserva indiana” si intende una regione in cui i valori fondativi della nostra Repubblica e della Costituzione sono ancora vissuti, allora sì, direi che la Toscana è anche questo. Qui le parole giustizia sociale e solidarietà hanno ancora un senso».
Se ha una ricetta sicura per vincere, la suggerisca a Bersani.
«Ricette no, ma buona pratica. Qui non cacciamo via gli immigrati e non neghiamo la pillola abortiva negli ospedali, difendiamo il lavoro e la scuola pubblica. Ci occupiamo dei cassintegrati, dei prestiti alle imprese, dei contributi alle famiglie disagiate. Il legame con il territorio di costruisce giorno per giorno, affrontando i problemi veri».
Perché il gruppo dirigente del Pd non valorizza la Toscana?
«Dal giorno dopo le elezioni è partito il solito intollerabile dibattito, sempre tra le stesse persone, in quel clima da resa dei conti che si innesca ormai ad ogni elezione. E la cosa più stupefacente è che finora non hanno ascoltato né coinvolto nessuno degli eletti. Bene, dalla Toscana mandiamo un avviso ai naviganti: “Non vi comprendiamo”. Chiaro?».
Chi sono i fighetti del Pd? Fuori i nomi.
«In realtà non hanno un nome e un cognone precisi, quella del fighettismo è piuttosto una tendenza che rischia di pervarderci tutti, chi più chi meno. Il fighetto concepisce la politica come posizionamento personale, ha l´ossessione della presenza nei talk show televisivi, mira al carrierismo rapido che non ha niente a che fare con un impegno verificato sul territorio. Ognuno per sé, quando invece c´è bisogno di un partito unito».
La prima cosa che farà da presidente?
«Portare i materassi nuovi nelle carceri, l´ho promesso in campagna elettorale. E´ roba da “riserva indiana”?».
Intervista di Simona Poli