PD Signa, 13 novembre 2009
Perché siamo contrari a questo nucleare?
PERCHÉ NON SIAMO IDEOLOGICI
Il Partito Democratico non è pregiudizialmente contrario ad ogni forma di nucleare, è anzi favorevole allo sviluppo della ricerca sul nucleare di IV generazione e sulla fusione nucleare. Ad oggi però un nucleare sicuro, efficiente ed ecologico non esiste e per affrontare i problemi climatici ed energetici occorre investire in risparmio e far ricorso al mix di fonti rinnovabili e alla produzione decentrata. Ad avere un approccio ideologico sembra essere il Governo, che nella l. 99/2009 stabilisce di avviare una propaganda governativa pro-nucleare, ufficialmente definita “opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità”.
Tutto questo non ci stupisce se si ricorda che si tratta della stessa parte politica che lo scorso marzo, in concomitanza con il G8 Ambiente di Siracusa, aveva presentato in Parlamento la tristemente famosa mozione eco-scettica, che negava l'esistenza dei cambiamenti climatici ormai riconosciuti in tutto il Mondo.
PERCHÉ VOGLIAMO CHE LO SVILUPPO SIA SOSTENIBILE E EQUO
“Sviluppo Sostenibile è quello sviluppo capace di soddisfare i bisogni della attuale generazione senza compromettere il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni future” (Conferenza delle Nazioni Unite - Rio de Janeiro 1992). La nostra contrarietà al programma nucleare è legata soprattutto all’iniquità che si crea nei confronti delle generazioni future. E’ chiaro che il problema dello smaltimento delle scorie e quello dello smantellamento degli impianti alla fine della vita utile collidono fortemente con la definizione di Sviluppo Sostenibile.
PERCHÉ DOVREMMO PRIMA IMPEGNARCI SUL FRONTE DELLE RINNOVABILI
In Italia produciamo un decimo dell’energia eolica della Germania, abbiamo molti meno pannelli solari dell’Austria. La Spagna ha superato con le rinnovabili il nucleare ed ha annunciato di chiudere gli impianti attualmente in uso nel 2014. In Italia invece cosa facciamo? Proponiamo come soluzione al problema energetico una tecnologia obsoleta, che poteva essere accettabile 30-40 anni fa, invece di investire realmente sulle fonti rinnovabili e sulla generazione diffusa di energia, come aveva iniziato a fare il Governo Prodi con il Conto Energia. Il fatto che il nucleare non sia una soluzione adeguata lo sostengono anche autorevoli fisici come il Prof. Angelo Baracca, il Prof. Gianni Mattioli ed il Premio Nobel Carlo Rubbia: fu il precedente Governo Berlusconi a fare in modo di allontanare il Prof. Rubbia dall’Italia, nel frattempo la Spagna lo ha accolto a braccia aperte e lì questi ha dato un enorme impulso allo sviluppo delle rinnovabili.
PERCHÉ IL NUCLEARE DI BERLUSCONI NON SARÀ ATTIVO FINO AL 2020
Il nucleare è anche una falsa soluzione all’indipendenza energetica del Paese: se la costruzione iniziasse nel 2010, la prima centrale non sarà operativa prima del 2020 e la quinta non prima del 2030, anno in cui arriveremmo a 5000 MW di potenza aggiuntiva (appena il 5% della potenza elettrica installata attualmente) contro l’evoluzione attesa per i nuovi impianti termoelettrici al 2015 di circa 20000 MW (solo quelli già autorizzati o con cantieri avviati). Fino al 2020 cosa facciamo?
PERCHÉ IL NOSTRO PAESE NON HA ANCORA SMALTITO LE VECCHIE SCORIE
Un altro problema è l’inaffidabilità che avrebbe il nucleare in Italia più che in altri Paesi: basta pensare alle infiltrazioni mafiose e all’incapacità di gestire infrastrutture meno rischiose degli impianti nucleari (vedi incidente ferroviario di Viareggio, rifiuti ecc…).
PERCHÉ ANCHE IL NUCLEARE PRODUCE MOLTA CO2
Non è vero poi che il nucleare sia un’energia pulita, come qualcuno vorrebbe farci credere. L’Oxford Research Group nel 2007 ha calcolato che nell’ipotesi di utilizzo di minerale con 0.15% di uranio (High grade), quindi un’ipotesi molto ottimista visto che un minerale così ricco di uranio è molto raro, ed una vita utile del reattore di 35 anni, si produce una quantità di anidride carbonica pari a 96-134 gCO2/kWh (56 g nella fase di produzione del combustibile; 11.5 g nella fase di costruzione del reattore, 28-66 g nella fase di smantellamento del reattore e di gestione scorie), circa un terzo di quella prodotta delle centrali termiche a ciclo combinato a gas. Con minerale low grade (0.01% di uranio), che è quello più diffuso, le emissioni delle due tecnologie si eguagliano.
PERCHÉ L'URANIO È UNA RISORSA LIMITATA E NON PRESENTE IN ITALIA
Per quanto riguarda il reperimento materie prime, non possiamo trascurare i problemi di impatto delle miniere sul territorio circostante e sulla salute degli abitanti e dei lavoratori (soprattutto nei paesi in via di sviluppo) e di scarsità delle risorse. Già ora si attinge anche dalle scorte militari accumulate durante Guerra Fredda perchè le miniere esistenti non sono in grado di soddisfare tutta la domanda: nel 2007, le miniere hanno fornito solo 41000 ton di uranio su 69000 ton di fabbisogno. Fondatamente, si prevede quindi un elevato innalzamento del prezzo dell’uranio in futuro, mano a mano che la risorsa diverrà più scarsa. Le riserve di uranio a livello planetario sarebbero esauribili nel giro di soli 50 anni, 25 qualora Cina e India portassero avanti il piano nucleare già annunciato.
PERCHÉ IL NUCLEARE È ANTI-ECONOMICO
Non è vero che l’energia nucleare rappresenta una soluzione economica: infatti, per determinare il prezzo reale del kWh è necessario considerare l’intera filiera per la produzione di energia elettrica col nucleare, con tutto ciò che sta a monte e a valle del reattore in sé, ovvero la fase di fabbricazione del combustibile in cui si estrae l'uranio e si procede all'arricchimento (aumento di concentrazione di U235 fissile rispetto all’U238 dallo 0.7 al 3-5% ); la fase di costruzione, conduzione e manutenzione del reattore; la gestione del combustibile esausto, lo smantellamento del reattore, il trattamento e la sistemazione delle scorie radioattive.
La storia del nucleare dimostra come quasi sempre questo tipo di tecnologia per la produzione di energia necessiti di sussidi pubblici per funzionare. Quasi nessuna intrapresa nucleare è mai riuscita a rispettare le previsioni, né dei costi di costruzione degli impianti, né del costo finale dell’energia prodotta.
Secondo il DOE (United States Department of Energy), negli Stati Uniti i sovracosti di costruzione sono stati mediamente del 250%. Solo Enel sembra essere ottimista sui costi di costruzione: prevede 3-3.5 mld di € per realizzare in Italia una centrale come quella in costruzione di Olkiluoto in Finlandia, sito già dotato di infrastrutture nucleari, i cui costi hanno però già superato i 4.5 mld. Sempre il DOE stima per i nuovi impianti da mettere in linea al 2020 che un kWh nucleare costerà 10,2 centesimi, contro i 9,9 dell’eolico, i 9,8 del carbone, gli 8,2 del gas.
Poi ci sono i costi di smantellamento: molti sostengono ormai che i costi sociali, ambientali ed economici per lo smantellamento e la bonifica di un impianto nucleare a fine vita sono così elevati che conviene di più abbandonare ed isolare il reattore con tutte le scorie radioattive dentro, invece che smantellarlo e trasferire i residui non si sa dove.
vuoi approfondire? ti consigliamo "Illusione Nucleare - I rischi e i falsi miti"
di Sergio Zabot e Carlo Monguzzi, Melampo 2008