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Il PD sul nucleare Riduci
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 Il Consiglio Comunale di Signa approva l'Odg anti-nucleare - novembre 2009 Riduci

Il 24 febbraio 2009 il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il Presidente francese Nicholas Sarkozy firmano l'accordo di cooperazione sull'energia nucleare tra Italia e Francia, che dovrebbe portare alla costruzione in Italia di almeno quattro centrali nucleari di terza generazione (Epr) entro il 2020.


Per attuare l'accordo, lo scorso luglio il Governo Berlusconi ha fatto approvare una legge per ri-nuclearizzare l'Italia, adottando una tecnologia arretrata, inquinante e costosa da introdurre nel nostro Paese con metodi antidemocratici.


La delega al Governo per il nucleare (l. 99/2009) permette infatti di scavalcare le competenze legislative e le volontà dei territori, dando al Governo la possibilità di stabilire in autonomia se e dove intervenire con poteri sostitutivi e mezzi straordinari nel caso di non accordo con gli Enti locali riguardo l’ubicazione di centrali, scorie e depositi di combustibile.


Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana e Umbria sono le 11 Regioni Italiane che hanno presentato ricorso davanti alla Corte Costituzionale contro una legge in palese contrasto con l'articolo 117 in cui si sancisce la competenza legislativa concorrente di Stato e Regioni in materia di energia.

Questo dopo che il 6 luglio scorso la Camera aveva bocciato una proposta dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) nella quale si chiedeva che Comuni e Regioni avessero la possibilità di esprimere parere vincolante rispetto alla decisione di costruire impianti nucleari nel territorio di propria pertinenza.


A sostegno dell'azione giuridica delle Regioni, arrivano quindi da tutta Italia delibere e ordini del giorno di Comuni che condannano il ritorno al nucleare e si impegnano invece a portare avanti politiche volte al risparmio energetico e a promuovere il ricorso alle fonti di energia rinnovabili.


Anche il Consiglio Comunale di Signa, approvando un ordine del giorno contrario al nucleare con il voto favorevole dei consiglieri PD, IDV e PRC, si è unito alla sempre più numerosa schiera di enti locali che di mozione in mozione si dichiarano contrari a questo ritorno al passato.


Un gesto dal forte significato politico per mostrare la volontà dei territori e dei cittadini a non farsi sopraffare da metodi decisionali autoritari e da politiche non lungimiranti.


Allargare il fronte del NO in questo frangente è l'unica leva per far tornare indietro il Governo e tentare di scongiurare l'avvento di una non soluzione al problema energetico, che lascerà irrisolto il problema della dipendenza dall'esterno e del contenimento dei costi ma che contemporaneamente attenterà alla salute e all'ambiente e sarà fortemente iniquo nei confronti delle generazioni future.


PD Signa, 13 novembre 2009

 

Perché siamo contrari a questo nucleare?

 

PERCHÉ NON SIAMO IDEOLOGICI

Il Partito Democratico non è pregiudizialmente contrario ad ogni forma di nucleare, è anzi favorevole allo sviluppo della ricerca sul nucleare di IV generazione e sulla fusione nucleare. Ad oggi però un nucleare sicuro, efficiente ed ecologico non esiste e per affrontare i problemi climatici ed energetici occorre investire in risparmio e far ricorso al mix di fonti rinnovabili e alla produzione decentrata. Ad avere un approccio ideologico sembra essere il Governo, che nella l. 99/2009 stabilisce di avviare una propaganda governativa pro-nucleare, ufficialmente definita “opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità”.

Tutto questo non ci stupisce se si ricorda che si tratta della stessa parte politica che lo scorso marzo, in concomitanza con il G8 Ambiente di Siracusa, aveva presentato in Parlamento la tristemente famosa mozione eco-scettica, che negava l'esistenza dei cambiamenti climatici ormai riconosciuti in tutto il Mondo.

 

PERCHÉ VOGLIAMO CHE LO SVILUPPO SIA SOSTENIBILE E EQUO

Sviluppo Sostenibile è quello sviluppo capace di soddisfare i bisogni della attuale generazione senza compromettere il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni future” (Conferenza delle Nazioni Unite - Rio de Janeiro 1992). La nostra contrarietà al programma nucleare è legata soprattutto all’iniquità che si crea nei confronti delle generazioni future. E’ chiaro che il problema dello smaltimento delle scorie e quello dello smantellamento degli impianti alla fine della vita utile collidono fortemente con la definizione di Sviluppo Sostenibile.

 

PERCHÉ DOVREMMO PRIMA IMPEGNARCI SUL FRONTE DELLE RINNOVABILI

In Italia produciamo un decimo dell’energia eolica della Germania, abbiamo molti meno pannelli solari dell’Austria. La Spagna ha superato con le rinnovabili il nucleare ed ha annunciato di chiudere gli impianti attualmente in uso nel 2014. In Italia invece cosa facciamo? Proponiamo come soluzione al problema energetico una tecnologia obsoleta, che poteva essere accettabile 30-40 anni fa, invece di investire realmente sulle fonti rinnovabili e sulla generazione diffusa di energia, come aveva iniziato a fare il Governo Prodi con il Conto Energia. Il fatto che il nucleare non sia una soluzione adeguata lo sostengono anche autorevoli fisici come il Prof. Angelo Baracca, il Prof. Gianni Mattioli ed il Premio Nobel Carlo Rubbia: fu il precedente Governo Berlusconi a fare in modo di allontanare il Prof. Rubbia dall’Italia, nel frattempo la Spagna lo ha accolto a braccia aperte e lì questi ha dato un enorme impulso allo sviluppo delle rinnovabili.

 

PERCHÉ IL NUCLEARE DI BERLUSCONI NON SARÀ ATTIVO FINO AL 2020

Il nucleare è anche una falsa soluzione all’indipendenza energetica del Paese: se la costruzione iniziasse nel 2010, la prima centrale non sarà operativa prima del 2020 e la quinta non prima del 2030, anno in cui arriveremmo a 5000 MW di potenza aggiuntiva (appena il 5% della potenza elettrica installata attualmente) contro l’evoluzione attesa per i nuovi impianti termoelettrici al 2015 di circa 20000 MW (solo quelli già autorizzati o con cantieri avviati). Fino al 2020 cosa facciamo?

 

PERCHÉ IL NOSTRO PAESE NON HA ANCORA SMALTITO LE VECCHIE SCORIE

Un altro problema è l’inaffidabilità che avrebbe il nucleare in Italia più che in altri Paesi: basta pensare alle infiltrazioni mafiose e all’incapacità di gestire infrastrutture meno rischiose degli impianti nucleari (vedi incidente ferroviario di Viareggio, rifiuti ecc…).

 

PERCHÉ ANCHE IL NUCLEARE PRODUCE MOLTA CO2

Non è vero poi che il nucleare sia un’energia pulita, come qualcuno vorrebbe farci credere. L’Oxford Research Group nel 2007 ha calcolato che nell’ipotesi di utilizzo di minerale con 0.15% di uranio (High grade), quindi un’ipotesi molto ottimista visto che un minerale così ricco di uranio è molto raro, ed una vita utile del reattore di 35 anni, si produce una quantità di anidride carbonica pari a 96-134 gCO2/kWh (56 g nella fase di produzione del combustibile; 11.5 g nella fase di costruzione del reattore, 28-66 g nella fase di smantellamento del reattore e di gestione scorie), circa un terzo di quella prodotta delle centrali termiche a ciclo combinato a gas. Con minerale low grade (0.01% di uranio), che è quello più diffuso, le emissioni delle due tecnologie si eguagliano.

 

PERCHÉ L'URANIO È UNA RISORSA LIMITATA E NON PRESENTE IN ITALIA

Per quanto riguarda il reperimento materie prime, non possiamo trascurare i problemi di impatto delle miniere sul territorio circostante e sulla salute degli abitanti e dei lavoratori (soprattutto nei paesi in via di sviluppo) e di scarsità delle risorse. Già ora si attinge anche dalle scorte militari accumulate durante Guerra Fredda perchè le miniere esistenti non sono in grado di soddisfare tutta la domanda: nel 2007, le miniere hanno fornito solo 41000 ton di uranio su 69000 ton di fabbisogno. Fondatamente, si prevede quindi un elevato innalzamento del prezzo dell’uranio in futuro, mano a mano che la risorsa diverrà più scarsa. Le riserve di uranio a livello planetario sarebbero esauribili nel giro di soli 50 anni, 25 qualora Cina e India portassero avanti il piano nucleare già annunciato.

 

PERCHÉ IL NUCLEARE È ANTI-ECONOMICO

Non è vero che l’energia nucleare rappresenta una soluzione economica: infatti, per determinare il prezzo reale del kWh è necessario considerare l’intera filiera per la produzione di energia elettrica col nucleare, con tutto ciò che sta a monte e a valle del reattore in sé, ovvero la fase di fabbricazione del combustibile in cui si estrae l'uranio e si procede all'arricchimento (aumento di concentrazione di U235 fissile rispetto all’U238 dallo 0.7 al 3-5% ); la fase di costruzione, conduzione e manutenzione del reattore; la gestione del combustibile esausto, lo smantellamento del reattore, il trattamento e la sistemazione delle scorie radioattive.

La storia del nucleare dimostra come quasi sempre questo tipo di tecnologia per la produzione di energia necessiti di sussidi pubblici per funzionare. Quasi nessuna intrapresa nucleare è mai riuscita a rispettare le previsioni, né dei costi di costruzione degli impianti, né del costo finale dell’energia prodotta.

Secondo il DOE (United States Department of Energy), negli Stati Uniti i sovracosti di costruzione sono stati mediamente del 250%. Solo Enel sembra essere ottimista sui costi di costruzione: prevede 3-3.5 mld di € per realizzare in Italia una centrale come quella in costruzione di Olkiluoto in Finlandia, sito già dotato di infrastrutture nucleari, i cui costi hanno però già superato i 4.5 mld. Sempre il DOE stima per i nuovi impianti da mettere in linea al 2020 che un kWh nucleare costerà 10,2 centesimi, contro i 9,9 dell’eolico, i 9,8 del carbone, gli 8,2 del gas.

Poi ci sono i costi di smantellamento: molti sostengono ormai che i costi sociali, ambientali ed economici per lo smantellamento e la bonifica di un impianto nucleare a fine vita sono così elevati che conviene di più abbandonare ed isolare il reattore con tutte le scorie radioattive dentro, invece che smantellarlo e trasferire i residui non si sa dove.

 

vuoi approfondire? ti consigliamo "Illusione Nucleare - I rischi e i falsi miti"

di Sergio Zabot e Carlo Monguzzi, Melampo 2008


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 Ritorno al nucleare? No grazie! - settembre 2009 Riduci

  Lo scorso 9 luglio il ddl sviluppo del Governo è stato approvato in Senato. Gli  articoli 25 e seguenti indicano le modalità per il ritorno del nucleare in Italia. Certo, tra il dire e il fare, ci sono di mezzo l'economia, la politica, il consenso, i territori, la fattibilità...

    In questa sezione del sito sono organizzati alcuni importanti contributi sul tema per aiutare a capire le implicazioni della scelta nucleare a chi ancora non si è fatto un'idea in merito.

    Non si pretende di presentare contributi imparziali, non ce ne possono essere. Le conclusioni derivano sempre da scale valoriali e da interessi che portano a filtrare i fatti in modo non obiettivo: gli ambientalisti sono più propensi ad osservare la logica precauzionale, gli interventi filo-governativi ad accrescere il consenso intorno alla decisione intrapresa e viceversa quelli fatti da chi sta all'opposizione, i fisici nucleari ad aumentare l'interesse per la materia studiata e quindi i finanziamenti in ricerca correlati che potrebbero portare ad un nucleare veramente sicuro e pulito, i chimici e i biologi tendono a valutare di più gli impatti della radiottività sugli organismi, e ancora, i colossi dell'energia propendono per un modello di produzione centralizzata dell'energia mentre i piccoli operatori delle rinnovabili sostengono la causa della differenziazione delle fonti e della produzione diffusa.


Il Partito Democratico sul nucleare

   Nei due articoli seguenti la posizione del PD sulla questione:

- Nucleare, l'Italia ritorna al passato mentre il mondo punta sull'eolico (22/05/2008)

 - Propaganda nucleare. A più di 20 anni dal referendum torna il nucleare. E invece di andare avanti il paese si scopre a passo di gambero. (10/06/2009)

    Il Gruppo Ambiente e Territorio del Partito Democratico di Signa condivide questa visione. Il futuro non può essere il ritorno a vecchi modelli di centrali nucleari che lasciano ai posteri la spada di Damocle del pericolo scorie, i settori su cui investire sono efficienza, risparmio energetico e produzione energetica da fonti rinnovabili. Nel frattempo, la scienza si occupi delle centrali di quarta generazione e di tutto quello che di buono la ricerca potrà portare.

 

Il Comune di Signa e il nucleare

     La partita nucleare non si gioca a livello comunale, soprattutto in un momento in cui il Governo minaccia la militarizzazione delle aree interessate per evitare contestazioni locali. Tuttavia appare importante che anche i territori prendano una posizione in merito e che sia favorita l'espressione di voci dissidenti rispetto alla "campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità" che il Parlamento richiede esplicitamente approvando la Legge Sviluppo (L. 99/2009)

    Con queste motivazioni, il Gruppo Ambiente e Territorio del Partito Democratico di Signa propone ai membri del Consiglio Comunale di approvare un odg contro il nucleare, per le rinnovabili. Già tante istituzioni l'hanno fatto quando nell'aria c'era ancora solo l'ipotesi di ritorno al nucleare. Adesso che il Governo, sostenuto solo dalla sua maggioranza in Parlamento, ha deciso di passare dalle parole ai fatti, urge ancora di più dare un segnale contro l'arroganza di questa politica.

    Di esempio è senz'altro la mozione approvata dal Consiglio Regionale della Toscana a marzo 2009.



Per approfondire il tema puoi visitare le pagine di approfondimento:

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